L'impiego di UAS nelle attività di protezione civile e monitoraggio ambientale è ormai una realtà consolidata, non più una sperimentazione di nicchia. Incendi boschivi, alluvioni, frane, dispersi in aree impervie: i droni sono strumenti operativi a pieno titolo, integrati nei piani di emergenza di molti enti territoriali. Ma proprio la maturità di questi scenari impone una riflessione rigorosa sul quadro regolatorio e sulle responsabilità che ricadono sugli operatori.

Il quadro normativo di riferimento

La maggior parte delle operazioni in ambito emergenziale ricade nella categoria Specific del regolamento EASA, richiedendo una valutazione del rischio secondo metodologia SORA (Specific Operations Risk Assessment) o, nei casi più strutturati, l'ottenimento di una LUC (Light UAS Operator Certificate). Le deroghe previste per le autorità di pubblica sicurezza e protezione civile non esentano automaticamente i soggetti privati — operatori e imprese — che lavorano in subappalto o convenzione con questi enti: in tali contesti, la responsabilità operativa e assicurativa rimane in capo all'UAS operator.

Un punto critico riguarda il volo in spazi aerei temporaneamente ristretti o nelle zone U-space in progressiva attivazione: la coordinazione con le autorità di gestione del traffico aereo — e con gli altri operatori eventualmente presenti — è un requisito procedurale, non una formalità. Ignorarlo espone a sanzioni amministrative e a profili di responsabilità civile e penale in caso di incidente.

Monitoraggio ambientale: specificità tecniche e obblighi

Le missioni di monitoraggio — rilevamento di inquinanti, mappatura post-evento, sorveglianza di discariche o corsi d'acqua — presentano spesso criticità legate alla classe del velivolo impiegato e al tipo di payload. Sensori multispettrali, termocamere o strumenti di campionamento attivo possono modificare la classificazione dell'operazione e incidere sulla copertura assicurativa necessaria. L'operatore deve verificare che il proprio scenario operativo standard (STS) o la propria autorizzazione coprano il payload effettivamente montato: una discrepanza può invalidare l'intera copertura.

Il ruolo dell'associazione di settore

ASSORPAS lavora su questi temi da quando il settore non aveva ancora una cornice normativa: fondata nel dicembre 2012, prima ancora che ENAC presentasse il proprio regolamento sugli APR (dicembre 2013), l'associazione ha contribuito attivamente a costruire le regole oggi in vigore, portando la voce degli operatori italiani nei tavoli istituzionali — con ENAC a livello nazionale e attraverso JEDA in sede europea.

Per chi opera in ambito protezione civile e ambientale, fare parte di ASSORPAS significa accedere a un aggiornamento normativo puntuale, a convenzioni assicurative negoziate per le specificità del settore e a una rete di operatori che condividono un codice etico riconoscibile dai committenti pubblici e privati.

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